Calcata, Viterbo: guida al paese delle streghe

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Questa notte come un fiore meraviglioso si schiuderà la felce, questa notte gli spiriti domestici faranno ritorno, nubi dal Settentrione, venti dal Sud, vuol dire che presto una strega mi farà un cenno. (Sergej Luk’janenko)

Stregoneria e occultismo: dicerie o suggestioni? Affidandoci alle fonti che ci sono state tramandate fino a oggi, nel luogo in cui sorge l’attuale abitato di Calcata pare si trovasse un’antica ara falisca, sulla quale un tempo – o forse tuttora, magari in una delle numerose grotte sotterranee – si compivano riti magici e propiziatori, probabilmente legati a culti astrali.

Si dice infatti che il sottosuolo del “paese delle streghe” sia ricco di energie primitive e che nelle giornate particolarmente ventose si possa sentire il canto di vecchie megere fra i vicoli dell’antico borgo. E avvistare i loro famigli preferiti – i gatti, naturalmente –  non è molto difficile. Non c’è da stupirsi che Calcata sia una delle mete predilette dai romani per trascorrere la notte di Halloween.

Calcata: un borgo suggestivo e fiabesco

Ma questo borgo, arroccato su uno sperone tufaceo al centro della valle del Treja, è da considerarsi altrettanto suggestivo per il paesaggio che lo circonda e le peculiari caratteristiche architettoniche e demografiche che lo contraddistinguono. Già osservandolo da lontano, le tinte calde delle mura di Calcata spiccano tra il verde di una folta e intricata vegetazione, e man man che ci si avvicina si iniziano a notare i dettagli che lo rendono così unico.

Se esternamente è evidente dedurne i tratti tipicamente medievali, una volta varcata la soglia della porta di accesso al borgo la sua ordinata confusione di stili ci colpisce e ci trasporta in un luogo “altro”, fuori dal tempo e dallo spazio ma all’interno di scenari fantasy e fiabeschi.

Seppur con l’intenzione di mantenere il più inalterato possibile l’aspetto originale, i numerosi restauri effettuati nel corso degli ultimi sessant’anni hanno donato una nota quasi esotica alla sua architettura, complice il carattere aperto, multietnico e internazionalistico degli attuali abitanti.

Addentrandosi negli stretti vicoli del borgo e scrutando nei suoi angoli più reconditi, è facile incappare in botteghe di artigiani e artisti e respirare il gusto di una vita modesta e colorata, una dolce pausa dal frastuono cittadino.

E se vogliamo assaporarla ancor più profondamente, non possiamo lasciarci scappare l’esperienza di sorseggiare un gustoso tè – freddo o caldo a seconda della stagione – accompagnato da una succulenta fetta di dolce (entrambi rigorosamente fatti in casa) su una delle terrazze panoramiche. Visitando alcuni locali si ha l’impressione di venire accolti in un’abitazione e di condividere con i nostri ospiti uno spicchio di vita.

Nei dintorni, merita una visita anche il museo Opera Bosco – nella forra della valle del Treja –, un museo-laboratorio sperimentale all’aperto che si estende per circa due ettari di bosco e nella vegetazione del quale sono esposte opere d’arte contemporanea realizzate con i materiali grezzi del bosco stesso. Le opere d’arte, i seminari educativi e le attività multidisciplinari organizzate cercano di comunicare l’importanza della salvaguardia e valorizzazione del territorio.

Il mistero del prepuzio di Gesù

E un paese così curioso non può essere privo di aneddoti e leggende. Oltre a essere stato scelto come set per numerosi film – da Amici miei a Il tredicesimo apostolo –, si è diffusa la leggenda secondo la quale nella chiesa del Santissimo Nome di Gesù fosse custodita fino a qualche decennio fa una particolare reliquia: il prepuzio di Gesù.

Sottratto alla Città eterna durante il sacco di Roma da un Lanzichenecco, il cofanetto che lo conteneva venne nascosto in una grotta di Calcata. Il suo ritrovamento venne poi celebrato per circa quattrocento anni, ma una quarantina di anni fa scomparve di nuovo o forse venne sapientemente nascosto all’interno della parrocchia poiché considerato imbarazzante.

Insomma, visitare Calcata sarà una magica, ordinaria gita fuori porta.

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