Dialetto romanesco: oltre ai daje c’è di più

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Quando si parla di vivere Roma come farebbero i romani, la questione del dialetto romanesco non può essere tralasciata.

La lingua, infatti, è parte integrante dell’esperienza nella Città Eterna e capirne le origini e la storia potrebbe rendere molto più chiari e comprensibili tutti quei modi di dire, frasi idiomatiche e battute che arricchiscono l’eloquio dei romani de Roma.

In questo articolo, allora, vedremo proprio un po’ di storia del dialetto romanesco, includendo anche le frasi più gettonate per sopravvivere nella Capitale senza troppi problemi.

Dialetto romanesco: origini e storia

Il dialetto romanesco ha sicuramente origini lontane che risalgano a molto tempo fa.

Su una cosa non si può assolutamente avere dubbi: la matrice è di origine latina, proprio come tutti vari dialetti che popolano la nostra cara penisola, mentre per quanto riguarda la sua derivazione romanesca, le opinioni sono tante e diverse.

Da un lato, abbiamo chi considera il dialetto romanesco un modo di esprimersi molto simile all’italiano standard, tanto da essere considerato più un accento che un dialetto: la grammatica è praticamente simile a quelle italiana e chiunque parli italiano non faticherà troppo a capire un discorso in romanesco nonostante la grande varietà di modi di dire ed espressioni tipiche.

Dall’altro, invece, si fa risalire il dialetto romanesco a una sorta di variante bassa del latino, diffuso durante l’epoca romana e usato durante i momenti di vita quotidiana e non ufficiali: il termine che indicava questa varietà è indicata in latino come romanice loqui, ovvero “parlare alla romana”, che poi, col tempo di è trasformato nella varietà romanesca che tutti conosciamo.

Le caratteristiche principali

Linguisticamente parlando, il dialetto romanesco è sicuramente molto comprensibile da chi, con Roma, ha poco a che fare.

Le sue caratteristiche principali sono:

  • Elisioni, ovvero la troncatura di sostantivi e verbi (“ma che stai a fa’”, “vado a dormi'”)
  • Il raddoppiamento di alcune consonanti (Romabbella stessa ne è . un esempio)
  • L’uso del verbo stare al posto del verbo essere (“‘ndo stai?” = “dove sei?”)

Colorito e fantasioso, il dialetto romanesco è sicuramente uno dei più creativi che siano in Italia, che non manca mai di rinnovare il proprio elenco di espressioni bizzarre, ma fortemente comunicative (se ne volete una prova, fate un salto a al ristorante La Parolaccia)

Vediamo le più frequenti.

Parole in dialetto romano che sentirete sicuramente a Roma

  • Abbadà : Badare
  • Abbiocco : Riposino
  • Accannà : Abbandonare
  • Acchittasse : Vestirsi elegantemente
  • Accoppà : Uccidere
  • Accrocco : Sistema composto di più parti
  • Anvedi : Guarda un po’
  • Aó : Richiamo generico
  • Appizzasse : Avvicinarsi
  •  Aregge : Reggere
  • Aridaje : Ci rifai
  • Avoja! : Certo
  • Bajocchi : Soldi
  • Bazzicà : Frequentare
  • Beccasse : Vedersi
  • Bella : Ciao
  •  Bibbitaro : Venditore ambulante di bibite
  • Boro : Cafone
  •  Brillocco : Pietra preziosa
  • Buggerà : Fregare
  • Caciara : Gran confusione
  • Caciottaro : Venditore di formaggi; tipo non molto fine
  • Cacini (che sei?), : Uno importante
  • Ciavattà : Spettegolare
  • Corcà : Stendere (di botte)
  • Crèsta : Nell’espressione “fare la cresta” = prendere parte per se parte dei soldi affidati
  • Daje : Dai (esortativo)
  • Dasse : Fuggire, andarsene
  • Fionnasse : Precipitarsi
  • Fratta : Cespuglio
  • Fregnaccia : Stupidaggine
  • Friccicoso : Frizzante
  • Gabbio : Prigione
  • Grattachecca : Ghiaccio tritato con sciroppo
  • Imboccà : Abboccare
  •  Impiccio : Affare
  • Maggica : La Roma
  • Magheggio : Trucco
  • Mannaggia! : Imprecazione
  • Me cojoni! : Caspita!
  • Mozzicà : Mordere
  • Nasone : Tipica fontanella pubblica
  • Pacco : Fregatura
  • Patacca : Oggetto falso
  • Piotta : 100 euro
  • Quajà : Concludere
  • Sderenato : Stanco so stanco sderenato
  • Zerocarbonella : Il nulla assoluto
  • Zompà : Saltare

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