Museo criminologico di Roma: visita al museo dei serial killer

museo criminologico Roma

La gente spesso parla di crudeltà “bestiale” dell’uomo, ma questo è terribilmente ingiusto e offensivo per le bestie: un animale non potrebbe mai essere crudele quanto un uomo, crudele in maniera così artistica e creativa. (F.M. Dostoevskij)

Diciamolo, il crimine affascina un po’ tutti, forse per l’idea di trasgressione o per l’aspetto psicologico che cela. E proprio il crimine, la delinquenza e i sistemi penitenziari sono stati sin dalla fine dell’Ottocento costante oggetto di studio. Inizialmente i reperti collezionati venivano utilizzati sia dalle università per gli studi di antropologia criminale e medicina legale, sia – sempre per finalità didattiche – dalla Scuola di segnalamento della Polizia scientifica di Roma. Si diede vita così a un piccolo museo, una raccolta e un’esposizione di materiale a testimonianza della vita carceraria dell’epoca, custode di un ricco patrimonio storico e scientifico.

Il primo e vero Museo crimonologico di Roma nasce però nel 1931, con sede nella prigione seicentesca delle Carceri nuove, in via Giulia. Nel 1975 fu ricollocato e riallestito nel palazzo del Gonfalone e prevedeva tre diverse aree tematiche: quella dedicata alle principali suddivisioni dei crimini, quella relativa alla ricerca di prove e alle indagini giudiziarie, e quella che riguardava le esecuzioni penali dal punto di vista dello Stato e degli stessi detenuti.

Un ulteriore allestimento avvenne tra il 1991 e il 1994 al preciso scopo di aprire la struttura al pubblico. Il percorso attuale, comprensivo di tre sezioni, segue un filo cronologico volto a ripercorrere la storia della giustizia, dall’uso della tortura e della pena di morte, all’introduzione della pena carceraria.

La prima sezione ospita una collezione di oggetti impressionanti: gogne, il banco di fustigazione, l’ascia per la decapitazione, scudisci, fruste, il collare spinato, la sedia chiodata, esempi della crudeltà delle antiche pratiche punitive e di tortura in uso dal Medioevo al XIX secolo. Fra i cimeli esposti compaiono anche la toga del boia pontificio Mastro Titta, la spada utilizzata per decapitare Beatrice Cenci – nobildonna romana accusata dell’omicidio del suo incestuoso padre – su ponte Sant’Angelo e la ghigliottina in uso a piazza del Popolo fino al 1869.

La seconda sezione non è da meno ed è dedicata all’Ottocento, epoca in cui nascono gli studi di antropologia criminale e si seguono le tappe dell’evoluzione del sistema carcerario. Qui si può vedere il calco del cranio di Giuseppe Vilella, grazie al quale Cesare Lombroso dimostrò la propria teoria della delinquenza atavica, ossia la presenza della “fossetta occipitale mediana”; ma anche gli scritti dell’uomo che attentò alla vita di Umberto I, testimonianze della nascita dei manicomi giudiziari (come il letto di contenzione e le camicie di forza), e le cosiddette “malizie carcerarie” – tutti quei sotterfugi di cui facevano uso i detenuti per comunicare fra loro, nascondere armi, tentare l’evasione o compiere atti di autolesionismo.

Il percorso prosegue, e termina, con la stanza delle meraviglie del crimine che racchiude una variegata gamma di oggetti d’esposizione in grado di raccontarci il mondo del crimine e la sua storia dagli anni Trenta agli anni Novanta del Novecento: quadri e opere d’arte di contrabbando; reperti provenienti dalle carceri italiane; testimonianze relative a terrorismo, criminalità organizzata, banditismo e spionaggio; armi utilizzate per compiere delitti passionali; e un’area dedicata agli omicidi e ai fatti di cronaca più seguiti e sconvolgenti di quel periodo.

Indirizzo: via del Gonfalone, 29

Sito web: www.museocriminologico.it

Una visita che non possiamo non inserire nel nostro itinerario, tanto macabra e inquietante (per alcuni) quanto interessante da un punto di vista storico e scientifico. E non guarderete più allo stesso modo il vostro vicino…

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