Piazza del Campidoglio a Roma

Quella delle oche del Campidoglio è una delle leggende più famose legate alla storia di Roma.

Il Campidoglio, tra i sette colli, ha rappresentato fin dall’antichità il cuore pulsante della capitale. È qui, sul colle più piccolo e più basso di Roma, che si svolgevano infatti le principali attività politiche e religiose dell’impero. Ed è qui che è ambientato il racconto delle oche che salvarono la città dall’assalto dei Galli.


L’assedio dei Galli nel 390 a.C.

Nel 390 a. C. i romani subirono una pesante sconfitta dai Galli sul fiume Allia, un piccolo affluente del Tevere. Era il 18 luglio e i nemici avanzarono per tre giorni fino ad arrivare alle porte della città. Entrati a Roma, iniziarono a saccheggiare la città. Non riuscirono però ad a rompere la resistenza del Campidoglio, dove i romani continuavano a resistere.


L’intervento delle oche del Campidoglio

Oche del CampidoglioSul colle del Campidoglio sorgeva il tempio di Giunone Moneta (ammonitrice), nel cui recinto circolavano liberamente le oche sacre alla dea. Ovviamente i romani, che resistevano da settimane, erano fortemente tentati di uccidere le oche per cibarsene. Tuttavia non osarono uccidere degli animali sacri, per paura di una vendetta della divinità. E fu una scelta saggia, perché, secondo la leggenda, quando i Galli decisero di tentare un’incursione notturna, le oche del Campidoglio cominciarono a starnazzare talmente forte da svegliare l’ex-console Marco Manlio, che dette l’allarme. Continuando a starnazzare, svegliarono poi anche altri esponenti dell’esercito, che andarono in aiuto di Marco Manlio.

Un’epidemia colpì infine i Galli, che si decisero a raggiungere un accordo con i romani, ormai allo stremo per la fame. L’intesa prevedeva che, in cambio di 1.000 libbre di oro, i Galli avrebbero abbandonato la città. Tuttavia per ottenere una quantità maggiore del metallo prezioso, gli assedianti si servirono di una bilancia truccata. Secondo quanto riportato da Tito Livio, il gesto non piacque a Marco Furio Camillo, il quale si rifiutò di pagare il riscatto e si decise a dare battaglia.


La rupe Tarpea

Un’altra leggenda legata al Campidoglio è quella di Tarpea. La narrazione vuole che la romana Tarpea, ai tempi della fondazione della città, avesse consentito ai Sabini di conquistare il colle del Campidoglio, aprendo loro le porte in cambio di monili. Per questo fu punita dai Sabini stessi, che la sommersero con i loro scudi, uccidendola, una volta entrati nella città.

Di qui il nome e la funzione della Rupe Tarpea, la parete rocciosa che sorge sul lato meridionale del Campidoglio, dalla quale venivano gettati i traditori condannati a morte.

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